Preistoria e protostoria

 

Nella collezione del Compito sono presenti reperti fossili la cui provenienza è ignota ma che non appartengono allo stesso contesto alluvionale olocenico locale, da cui derivano invece gli atri materiali preistorici e romani della raccolta museale.
Si tratta, in particolare di due bivalvi, rispettivamente lucinidae e pectinidae, d’origine e d’età diversa.

Compare anche un frammento di legno silicizzato non assegnabile ad una specifica formazione geologica: in proposito si può solo ipotizzare un suo rinvenimento in terreni appartenenti alla coltre alloctona dalla val Marecchia. Di provenienza sconosciuta è anche un grosso frammento osseo, attribuito ad un elefante e riconducibile a circa 100 mila anni fa con chiare evidenze di fluitazione, ossia di trasporto ad opera di un corso d’acqua. Gli scavi condotti dal 1995 nell’ex proprietà Teodorani hanno permesso di far risalire le prime tracce della frequentazione della zona del Compito ad età neo-eneolitica (III millennio a.C.).

Il rinvenimento principale di questo periodo è una fossa rettangolare intorno alla quale si trovano buche per l’imposta di pali: ciò potrebbe essere pertinente ad una struttura insediativa. In essa sono stati rinvenuti alcuni frammenti pertinenti a due vasi d’impasto vicino ai quali si trovava uno scheletro completo di ovino ancora in corso di studio.

É solo con la prima età del ferro (IX – VII secolo a.C.), però, che ha inizio nella zona un periodo di maggiore importanza: lo sviluppo del vicino abitato villanoviano di Verucchio condizionò infatti il popolamento dei territori circostanti, dando vita a numerosi centri minori. Al Compito è stato di recente messo in luce un insediamento a carattere produttivo di fase tardo-villanoviana: un impianto con fornaci per ceramica e altre strutture collegate alla lavorazione dell’argilla.

Don Giorgio Franchini