L’antico Compito Romano

 

Col termine Compitum i Romani erano soliti indicare un incrocio di strade.
La località di San Giovanni in Compito, posta a pochi chilometri dal centro di Savignano s   ul Rubicone, conserva il toponimo antico, in  quanto il centro romano si sviluppò all’incrocio di due importanti vie di comunicazione: l’Emilia, strada consolare che collegava Rimini a Piacenza e un’altra strada che dagli Appennini scendeva al mare.

A fornirci preziose indicazioni sull’identità dell’insediamento ci vengono inoltre in aiuto due importati fonti itinerarie dell’antichità: la tabula Peutingeriana e l’itinerario Burdigalense o Hierosolymitanum.

La Tabula Peutingeriana, che prende il nome dal proprietario Konrad Peutinger, è l’itinerarium pictum (illustrato) più noto e importante dell’antichità ed è copia medievale del XII-XIII secolo di un originale romano di IV secolo d. C. che a sua volta si basa sulla carta di Agrippa.
La tabula è una carta itineraria in latino che abbraccia l’Ecumene: il disegno è stato realizzato su un rotolo di pergamena alto cm 34 e lungo m 6,82 formato da 11 fogli consecutivi.
Può essere paragonata ad un’antica carta stradale per cui solo le strade, i luoghi di sosta e le distanze miliari sono indicate in dettaglio.
Date le dimensioni del rotulo, la rappresentazione appare deformata, con il nord in alto, il mare ridotto al minimo e l’ambiente geografico indicato solamente da monti e da fiumi essenziali; il segno viario è tracciato in rosso ed è segmentato ad ogni stazione di sosta, la quale è affiancata dal toponimo e dalla distanza in miglia dalla successiva.
In questo documento, sulla via Emilia, in un punto a dodici miglia da Rimini e a otto miglia da Cesena, la località oggi corrispondente a San Giovanni in Compito, viene indicata con il termine ad confluentes, cioè alla confluenza di due fiumi o di due strade.

L’Itinerario Burdigalense invece è la più antica guida per viaggi religiosi pervenutaci: fu scritto da un pellegrino di Aquitania che nel 333 d. C. dalla città di Bordeaux, si recò a Gerusalemme, da cui le denominazioni di itinerario Burdigalense o Hierosolymitanum, ritornando l’anno successivo.
Nel documento sono elencate tutte le località incontrate, distinte tra civitates, mansiones e semplici mutationes, con le relative distanze.
Qui è indicata la tappa mutatio Competu nel tratto tra Rimini e Cesena, in un punto a dodici miglia dalla prima città e a sei dalla seconda. Le mutationes in antichità erano luoghi di posta che servivano ai messi imperiali per far riposare o cambiare i cavalli e sorgevano lungo le principali vie di comunicazione.

Il Compito doveva essere una semplice mutatio in età tarda, l’epoca in cui fu redatto l’itinerario, mentre in età repubblicana e primo imperiale, data l’abbondanza e la qualità dei reperti rinvenuti, doveva essersi sviluppato al Compito un villaggio più importante, coagulatosi attorno all’incrocio di strade e caratterizzato da una mansio, attrezzata non solo per i corrieri dell’imperatore come le mutationes, ma anche per i viaggiatori in genere e dotata di molteplici servizi. Dai reperti rinvenuti si ipotizza che al Compito, oltre all’abitato, sorgessero un tempio e diverse locande.

Don Giorgio Franchini